Nei trattamenti dell’aria sono sempre richieste elevate quantità di energia determinate principalmente dalle perdite di
carico indotte dalle canalizzazioni di distribuzione e dai filtri.
Se per le canalizzazioni è difficile pensare di introdurre a breve dei miglioramenti sensibili, per i filtri invece si possono
fin d’ora contenere i consumi energetici in modo consistente.
Limitandoci al tema di questa relazione che riguarda la sola filtrazione, si pu
ò evincere come l’entit
à delle perdite di
carico sia direttamente proporzionale al livello di efficienza dei filtri installati, efficienza determinata dal livello di qualit
à
dell’aria interna desiderata e dalla qualit
à dell’aria esterna disponibile oltre, naturalmente, dal livello di intasamento dei
filtri stessi.
Occorre tenere presente che gli standard di qualit
à dell’aria interna tendono sempre più verso parametri più elevati
mentre la qualit
à dell’aria esterna si mantiene su livelli preoccupanti per concentrazione di polveri e di gas nocivi, spe-
cialmente nelle zone intensamente urbanizzate e in quelle industriali.
Si hanno pertanto due esigenze apparentemente inconciliabili: la domanda di una sempre migliore filtrazione unita al
massimo contenimento energetico degli impianti.
Come abbiamo visto prima, l’elettrofiltro rappresenta una prima valida risposta in grado di conciliare queste due esi-
genze poiché
è caratterizzato da un’elevata efficienza e da perdite di carico molto ridotte, che mantiene per tutta la
durata della sua vita operativa.
Nel periodo di funzionamento l’aumento delle perdite di carico dei filtri meccanici determina un aumento dell’energia
elettrica assorbita dai motori dei ventilatori, necessaria per assicurare la portata d’aria di progetto, oppure causa una
progressiva riduzione di portata quando sull’impianto non è previsto alcun dispositivo automatico di compensazione.
Negli “elettrofiltri” le particelle in sospensione sono asportate dal
flusso d’aria per farle aderire su delle piastre collettrici
disposte lungo la direzione di attraversamento; in questo modo, distanziandole opportunamente, anche depositi di
grande entità ostacolano in modo poco significativo il transito dell’aria o
ffrendo delle perdite di carico molto basse.
Grazie a questa proprietà gli “elettrofiltri” mantengono le perdite di carico pressoché costanti durante la loro normale
vita operativa che termina quando lo spessore del deposito comincia a perturbare il campo elettrico invece che impe-
dire il passaggio dell’aria come avviene nei filtri meccanici.
È noto come il consumo energetico sia ricavabile dall’espressione generale: E =
Dove:
Volendo determinare la differenza di consumo energetico in percentuale tra i
filtri meccanici e gli elettrofiltri, possiamo
prendere come riferimento esempli
ficativo un modulo di due celle
filtranti standard a tasche rigide, avente le dimensioni
nominali complessive di 600 x 1200 x 300 mm a confronto con una cella di elettrofiltro da 600 x 1200 x 100 mm,
attraversate dall’aria alle tre velocit
à frontali di riferimento di 2, 2.5 e 3 m/s, con cadute di pressione ricavate dalla di
ffe-
renza tra quella iniziale, alle diverse portate d’aria, e quella finale di 300 Pa
fissata dalla normativa.
Unit
à di Trattamento Aria con Crystall | 469
U
n
i
t
a
̀
d
i
T
r
a
t
t
a
e
n
t
o
A
r
i
a
c
o
n
C
r
y
s
t
a
l
l