in generale l’acqua nel contesto urbano.

Pensi ad esempio ai canali in Olanda. Alla

fine si trattava di sviluppare un’architettura

che sfuggisse alla concretezza dello spazio.

L’idea consisteva nel mettere in scena un

ciclo dell’acqua armonioso espresso in un

linguaggio architettonico che però io potessi

immaginare sia in un loft che in un palazzo

antico. Quindi, mentre con MEM abbiamo

ancora definito lo spazio in modo voluto –

pareti bianche, pavimento in arenaria, ecc. –,

con DEQUE ci siamo concentrati appieno

sul ciclo dell’acqua. Nel senso di un tutt’uno

o veramente di una scultura.

E TARA LOGIC?

Se MEM è il tempio e DEQUE l’architettura

paesaggistica, TARA LOGIC è la palestra.

Qui si trattava di offrire delle performance

non solo mentali, ma anche fisiche. Perciò

abbiamo realizzato un bagno, in cui si possono

allenare intensamente corpo, mente e anima.

A proposito di intensamente. Lei da qualche

tempo ha iniziato il progetto “Noises for Ritual

Architecture” con il compositore Carlo Peters

nell’ambito dei “Culture Projects”. Collage di

suoni che si possono scaricare ad esempio con

iTunes. Che importanza rivestono gli elementi

sonori nell’ambito della sua architettura?

188

Si tratta di raggiungere un altro livello di

consapevolezza. Pensi ad esempio anche alle

candele profumate. Oggi ce ne sono sempre di

più. Naturalmente è solo un meccanismo

molto elementare, ma l’aspetto interessante è

che il profumo inganna il sistema cognitivo.

Annusi qualcosa e sei subito in un’altra dimen­

sione sensoriale. Un fattore scatenante per

arrivare più velocemente nel subconscio. Al

tempo stesso, però, oggi incontriamo difficoltà

sempre maggiori a lasciarci andare, nonostante

abbiamo forse perfino la consapevolezza di

quanto sarebbe importante per noi. In questo

contesto, a mio parere, il suono viene molto

sottovalutato. In linea di massima funziona

come la fragranza. Per questo la gente va in

discoteca. Per ballare in stato di esaltazione,

in trance. O per lo meno per dimenticare un

po’ la quotidianità. Ora, naturalmente non è

che io voglia andare in bagno e ascoltare

trance o techno. Ma con le giuste strutture

sonore si può raggiungere molto velocemente

lo stato del subconscio. Pensi ad esempio agli

anni Settanta e a Brian Eno. O a John Cage.

È pur sempre un ambito molto particolare

dell’avanguardia. Mi affascinano però anche i

suoni dei piatti in puro ottone dei templi

tibetani. I piatti si contraddistinguono per una

densità, una semplicità e una purezza incredibili.

Nel caso dei “Noises for Ritual Architecture”

non si tratta quindi di ascoltare musica in

senso tradizionale, piuttosto di una temperatura

ambientale, di un profumo che si percepisce

consapevolmente solo quando svanisce.

Si entra e si ha subito la sensazione di essere

avvolti da una sorta di campo energetico.

Non ci sono sequenze armoniche classiche.

Talvolta sono solo rumori, da qui anche il nome

“Noises for Ritual Architecture”. Non è come

durante un massaggio che hai la sensazione di

addormentarti subito, perché così ascolti una

bella sfera o le onde. È piuttosto come se si

percepisse che qui arriva un suono dal futuro

a delineare una sorta di microcosmo. Una

narrazione talmente astratta che ti ispira a

diventare tu stesso creativo, a fantasticare.

Su sua sollecitazione c’è stata anche una

collaborazione tra Dornbracht e il famoso

ETH di Zurigo (Politecnico Federale di

Zurigo). Come finalità è emerso “lo sviluppo

di un discorso sull’architettura rituale sulla

scena internazionale”.

Nell’ambiente degli architetti si è prestata

molta attenzione al bagno MEM. È stato forse

uno dei fattori scatenanti per far sì che il bagno

acquisisse una nuova priorità nell’agenda

“ In linea di

principio il bagno

rituale rappresenta

quindi una sorta

di rinforzo

architettonico

finalizzato a

sottolineare meglio

il messaggio della

rubinetteria.”

Basti dire che Steve Jobs con l’iPhone e

soprattutto con l’App Store è stato un vero e

proprio pioniere. Oggi non parliamo più del

design dell’iPhone, ci aspettiamo che sia

all’avanguardia, che diventi sempre più piatto

e veloce, che la batteria duri più a lungo e che

i sistemi vengano aggiornati. Sappiamo di

essere la “generazione Beta”. L’aspetto

interessante, però, è che riconosciamo le

nostre preferenze mediante l’App Store come

mai prima d’ora. Oggi ritengo che la partico­

larità della rivoluzione digitale è l’avanza­

mento verso un’individualità consapevole.

Lo trovo veramente affascinante. Dornbracht

con gli SMART WATER, ad esempio, si

muove in questa direzione. Tecnologia come

fondamento d’individualità ai massimi livelli.

Questa è l’evoluzione.

ES

Sr. Meiré, a partir de la serie de griferías

MEM, hace algunos años acuñó usted el

concepto de la “arquitectura ritual en el baño”.

¿Cuál fue el desencadenante?

Se trataba de una cualificación. Comprendimos

que un baño, en principio, no está indicado

tan solo para llevar a cabo determinadas

funciones de limpieza, sino que puede dar

mucho más de sí como espacio vital de pleno

derecho. Está la ducha o la bañera, el lavabo, 189

tal vez el inodoro o el bidé. En principio, todas

ellas son zonas con una función concreta.

A su vez, estas zonas conducen a determinados

procesos de acción, a rituales. Así que me

planteé una pregunta: ¿sería posible añadir a

estos rituales un componente más bien mental?

Esto es, el baño como espacio en el que

no tenga lugar exclusivamente la limpieza

corporal, sino más bien como un lugar en el

que poder desprenderse de determinadas

vivencias del día. Una especie de purificación

mental. Un sitio en el que refugiarse, tu

degli architetti. In quel periodo si è occupato

dell’argomento anche il professore Marc

Angélil dell’ETH di Zurigo. Dornbracht ha

iniziato un semestre di ricerca sul tema

dell’architettura rituale. Gli studenti hanno

sviluppato approcci fantastici. Un ragazzo, ad

esempio, ha ideato già allora la “smarthouse”,

un concetto ancora del tutto inesistente. Oggi è

sulla bocca di tutti, perché ci confrontiamo con

interfacce digitali in pressoché qualsiasi settore.

Un’ultima domanda, signor Meiré, che si

collega a questo. Come si evolverà a suo

parere il tema “architettura rituale in bagno”?

Che influenza avrà ad esempio la continua

ascesa della digitalizzazione?